Leggere la terra e il cielo

Di cosa parla questo libro? Parla di scoperte e del piacere di inoltrarsi in mondi che non conosciamo. Parla della curiosità e di come prendersene cura. Parla di meraviglia ma anche di vecchie paure e nuove preoccupazioni. Parla del «nuovo sublime», della bellezza infinita che la scienza contemporanea ci ha fatto conoscere. E di come, se vogliamo, il nuovo sublime può cambiarci la vita.

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Su «il Tascabile»

Su «il Tascabile» di Treccani c’è una lunga chiacchierata su Leggere la terra e il cielo
Si parla del bisogno di risposte in tempi oscuri, ma anche della necessità, forse ancora più urgente, di domande giuste. Una delle domande che mi sono fatto io è “Adesso che ci faccio?”

«Insomma, entra in gioco la vita: perché il punto è “Cosa ne facciamo di tutto quello che leggiamo?”, che ricadute ha sulla tua vita, sulle tue scelte, sul tuo modo di vedere il mondo? Cosa te ne fai? È una domanda che mi ossessiona, capirai bene: vale per la letteratura d’invenzione, ma vale anche per i libri di scienza. E adesso, che ci faccio?»

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La guerra al sonno

«Il sonno è il campo di battaglia definitivo di una guerra il cui nome in codice è “24/7”. Essere svegli, attivi e produttivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7 è l’obiettivo, far cadere quell’ultima «barriera naturale» (definizione di Marx) che è il sonno è il modo per vincerla. A combatterla, questa guerra, sono in tanti. A cominciare da chi la guerra la fa – letteralmente: la privazione del sonno è una delle torture più violente praticate da eserciti e polizie segrete. Ma leggendo il libro di Jonathan Crary, 24/7, si scopre che molti altri conducono questa battaglia: di sicuro in maniera meno violenta, ma di certo più pervasiva se è vero come è vero che il Ceo di Netflix, Reed Hastings, ha dichiarato: «È il sonno il nostro competitor più forte, è con lui che stiamo combattendo». Non sono, quindi, Amazon, HBO o YouTube i concorrenti per accalappiarsi l’attenzione del consumatore, ma il sonno, l’unica attività umana che avendo degli orari fissi e irrinunciabili – si può soddisfare solo in un certo intervallo di tempo – non può essere soggiogata alla esigenze di una macchina. Del resto «Il denaro non dorme mai» come diceva Michael Douglas nel seguito di Wall Street: e infatti il Capitalismo della sorveglianza (come raccontato nell’omonimo libro di Shoshana Zuboff) prova a estrarre dati dalle nostre vite anche quando dormiamo attraverso app e bracciali indossabili». 

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Leggere la terra e il cielo su «Robinson»

Su «Robinson» di «Repubblica», Marco Belpoliti scrive di Leggere la terra e il cielo.

«Leggere la terra e il cielo non è solo un catalogo di appassionanti letture, ma anche un libro apri-porta che ti introduce in un mondo sorprendente, ma è anche un romanzo di idee, e persino un’autobiografia per interposto libro. Il tutto in una misura ben pensata, dove, come in una catena, ogni opera raccontata ti trasporta alla seguente. Guglieri è infatti molto più di un divulgatore; è un narratore di idee, dove le idee sono contenute in opere complicate e difficili che visita con passo felpato e adeguato approfondimento.

In questo modo ci fa scoprire quello che ha scoperto lui. Potremo in futuro viaggiare nel tempo? si domanda James Gleick, bravissimo scrittore di scienza; e Guglieri commenta l’interrogativo ricorrendo a Ada o Ardore di Nabokov, perché non si dimentica dei tanti libri di letteratura che ha letto. (…)

Se per caso vi trovate o vi troverete in una quarantena autoimposta, il consiglio è di farvi portare insieme al cibo il libro di Francesco Guglieri. Vi servirà a far passare il tempo. Sarete immersi in mezzo a mille domande e risposte, molte delle quali abbacinanti. E finalmente usciti, correrete a cercare e leggere tutti i libri di cui avete saputo l’esistenza. Questo diario di lettura è un ottimo modo per tenere la testa desta e imparare cose nuove».

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Leggere la terra e il cielo su «Rivista Studio»

Su «Rivista Studio» tre domande al sottoscritto su virus, complessità e immaginazione.

«Il terrore che ci fanno i virus affonda le sue radici psicologiche in questo: perché mettono in dubbio la nostra esistenza come specie separata dalle altre e per diffondersi fanno leva proprio sulle connessioni di un mondo “piccolo”. Ci mettono di fronte a un fantasma: più pensiamo di essere in controllo (della natura, del mondo, di noi stessi come specie e come individui), meno lo siamo. (…)

Allora Leggere la terra e il cielo non vi farà diventare un virologo neanche di striscio, ma è un modo per pensare la complessità dei fenomeni, un’occasione per ricordare che non ci sono risposte facili a domande difficili, ma solo risposte difficili a domande complicate. Ma soprattutto che questo non deve fare paura, perché dalla complessità può venire il pericolo, ma viene anche ciò che salva».

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